Il posto:
La caratteristica più notevole di Dahab è comunque il fatto che sia adatta oltre che ai surfisti anche alle famiglie. A differenza di Sharm, Hurghada, etc. esiste una vera spiaggia con vera entrata in acqua, senza bisogno di camminare sulle piattaforme costruite sopra il reef. Lo snorkeling è facile e piacevole, esistono moltissimi spot diving nelle vicinanze, sia per immersioni con le bombole, sia, appunto, per gite sul reef con pinne e maschera. Sulla lunga spiaggia della baia sono disponibili pure tutti gli altri divertimenti acquatici per i non surfisti: dai “siluroni” pneumatici trascinati da un motoscafo, al wake board, allo sci nautico. Ci sono anche un paio di glass-boat, barche col fondo di vetro per far ammirare i fondali (bellissimi). Sempre dalla spiaggia, partono gite a cavallo o in cammello sia lungo la costa, sia verso l’interno: il deserto comincia proprio alle spalle degli alberghi, che sono relativamente pochi e assai discreti, senza la nota “animazione” invadente che tocca subire quasi ovunque.
A 5 minuti di taxi dagli alberghi della baia c’è il villaggio arabo di Maasbat. Qui si trovano negozi, pub e ristoranti, alcune discoteche e alloggi a buon mercato, anche per lo standard egiziano: pensioncine, “campi beduini” dove dormire con sacco a pelo su una stuoia, etc. Maasbat ricorda molto un suk, ma di trent’anni fa: infatti, era già stata scoperta dai fricchettoni alla fine degli anni’70 e nei primi ’80. Ci passavano l’estate con due lire (allora, oggi euro), riempiendosi di erba e fumo. La cosa buffa è che lo fanno ancora: una parte dei turisti locali è ancora così, e si trascina indolente dall’uno all’altro dei tanti piacevolissimi locali arabi, con cuscini e sofà dove sdraiasi a un metro dal mare, sorseggiando birra o karkadè per ammirare in pace il tramonto rosa sulle coste dell’Arabia Saudita, tanto vicine da poterle toccare con la mano. In conclusione, Dahab e Maasbat sono ancora “a misura d’uomo”, soprattutto a misura di windsurfista. Non troppo affollate, non troppo costruite, frequentate da gente sportiva e tranquilla. Principalmente inglesi, francesi, svizzeri, alcuni italiani non chiassosi. In mancanza di italiani all’altezza, la parte dei cafoni la fanno i russi: ma sempre nei limiti del tollerabile. Il posto merita. E' tranquillo, economico, comodo per le famiglie e il vento c’è. Da evitare solo se siete puristi del wave e siete riusciti a schiavizzare la vostra donna al punto che per voi sopporta due settimane a Essaouira.
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Il vento
E' un termico piuttosto forte, alimentato dall’immensa pompa di calore del deserto retrostante. La direzione è praticamente fissa, sempre side-offshore mura a sinistra uscendo dalla baia. Si alza ogni mattina verso le 7, e soffia fino al pomeriggio, calando verso le 15. Questo nei giorni medi. Quelli di vento forte, che si annunciano con una brezza già presente dalla sera precedente, permettono di surfare tranquillamente fino al tramonto. Le statistiche del vento danno i mesi di primavera-estate come i più ventosi, con il picco in agosto con il 91 per cento di giorni con vento oltre i 16 nodi (gli altri mesi hanno percentuali tra l’83 e l’88 per cento). Quest’anno, pero’, mi hanno detto che a marzo ha sparato le botte più forti, e che il mese migliore è stato quello. Quello che ho trovato io in due settimane tra fine giugno e inizio luglio è stato: un giorno da 3.7 - 4.2, sette giorni da 4.7-5.8, quattro giorni da 7.0-7.5 e tavola grande (128 lt), e due giorni di cippa, con brezzolina da scuola di freestyle non planante con tavolone e vela piccola (dopo un paio d’ore di duck jibe, helicopter tack, 360 body & sail e altri giochetti che in quelle condizioni ti illudono di saper fare qualcosa, mi sono rotto e ho optato per le immersioni). Gli spots
La baia interna Qui il vento è solitamente meno forte e decisamente più “bucato”, ma offre sicurezza e acqua piatta. La baia è chiusa verso il largo da una lunga lingua di sabbia, che termina su un reef corallino. Sulla sinistra guardando il mare c’è un’ampia area dove l’acqua arriva alla vita, e che viene usata per riposarsi, per regolare l’attrezzatura, e dagli istruttori durante le lezioni per riunire le classi. In questa zona sono state costruite anche due piattaforme di metallo, normalmente stipate di spettatori che si godono le evoluzioni e di fotografi dilettanti e professionisti che fanno “photoshooting” e “videoshooting” per i vari pro, per i video didattici, le riviste, etc. La “location” è ideale perché si manovra in piena planata proprio davanti ai fotografi. La sicurezza in tutta la baia è garantita dai gommoni dei vari centri di windsurf, che a turno (un giorno per uno) svolgono compiti di vedetta e assistenza.
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Speedy
È la striscia d’acqua che inizia proprio sulla punta esterna della lingua di sabbia che chiude la baia, e prosegue verso il mare aperto per un paio di miglia, fino al Napoleon Reef, meta di escursioni subacquee. Speedy, come dice il nome, offre una “pista” ottima per lanciarsi in velocità su acqua piatta con vento forte. Aggiungo che il divertimento maggiore è proprio la natura del fondale: si plana a stecca su un’acqua azzurra cristallina, facendo lo slalom tra i coralli che arrivano a mezzo metro dalla superficie (con la bassa marea si deve stare attenti alle pinnette in alcuni punti) , si stramba in fondo alla “pista” e si riparte sull’altro bordo. All’inizio di questo spot, poco oltre la lingua di sabbia, è stata piazzata una specie di isoletta artificiale (in realtà sembra più un mega-copertone da camion), attrezzata con un palo dotato di bandiera: in caso di rottura o incidente, si issa la bandiera rossa, dalla spiaggia la vedono e il gommone si precipita a recuperare i surfisti.
Kamikaze
È lo spot "wave" di Dahab. Virando intorno a Napoleon Reef, si raggiunge il mare aperto del Gofo di Aqaba. Lì il vento solleva spesso (ma non tutti i giorni) belle onde pulite e ben distanziate, che corrono parallele al reef.. Si tratta di “swell”, non di frangenti. Onde alte fino a 3 metri e di solito ben distanziate piacevoli da surfare e non “cattive”. I centri surf di solito consigliano di andare fino a Kamikaze solo in gruppi di 3-4, perché lo spot non è visibile dalla riva e in caso di rotture ci si può trovare in difficoltà. Io personalmente ci sono andato per conto mio più volte, contando sull’alta probabilità di trovarci qualcun altro in caso di onde. Scommessa vinta facilmente, dato il numero di windsurfisti presenti in zona…
Kamikaze comunque non basta a fare di Dahab uno spot da wavesailing. La vocazione principale del luogo restano freeride, slalom e freestyle. Inoltre, resta uno spot ideale per i principianti e per perfezionare qualsiasi manovra.
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Alberghi e centri surf
Escludendo di andare a Maasbat in qualche camera in affitto o pensioncina per fricchettoni, gli alberghi possibili sono tutti disposti lungo la baia, a semicerchio, e praticamente davanti a ognuno esiste un centro surf (quasi tutti tedeschi, sono stati i primi a scoprire Dahab) dove è possibile noleggiare l’attrezzatura completa. Il prezzo è di circa 150 euro a settimana per tavola e rig, rigorosamente dell’anno in corso, con pochi euro di differenza tra un centro e l’altro. Tutti gli alberghi sono sul genere “resort”, con piccole costruzioni basse e ampi spazi per prati e piscine.
Partendo da Nord (lato sinistro della baia guardando il mare) c’è il Novotel Coralia con un bellissimo prato e proprio sulla spiaggia uno dei due centri Harry Nass (www.harry-nass.de) , che offre tavole JP e F2, e vele Neil Pryde. A seguire l’Hilton Resort, il più lussuoso, con annesso Club Mistral (www.club-mistral.com) ovviamente con tavole Mistral e vele North Sails. Poi c’è lo Swiss Inn, meno caro ma molto carino e dall’atmosfera informale, con centro Fun System (www.fun-system.com) che offre tavole F2, JP e anche Naish (da tener presente!) e vele Neil Pryde. Segue il Ganet Sinai, ancora più economico (intorno ai 550 euro a settimana, mezza pensione e volo A/R compresi), con il centro Club Dahab che offre tavole Hi-Fly e Fanatic, e vele North Sails e Gaastra. Infine, passato un centro surf russo dal curioso nome di Pi’at Kvadratov (“cinque al quadrato”, neanche l’istruttrice russa sapeva perché l’avessero chiamato così), c’è l’Iberhotel Dahabeya livello simile allo Swiss Inn, con il secondo, e più recente, centro Harry Nass, stesse attrezzature dell’altro. La parte finale della baia è invece priva di alberghi, ed è spiaggia libera frequentata da turisti egiziani.
Bisogna dire che dal punto di vista del vento, la posizione del centro Harry Nass 2 è la migliore: consente di partire con vento al traverso e lanciarsi su un bordo solo fino a Speedy, e il rientro e’ ugualmente facilitato. Il Club Mistral (dov’ero io!) ha invece la posizione peggiore: si esce con vento rafficato in poppa, e soprattutto si torna con vento in faccia facendo bordi faticosi che ti lasciano spesso a mollo in enormi buchi di vento sotto riva. Non è una tragedia, ma un fastidio sì.
Come sistemazione, l’accoppiata migliore per rapporto qualità prezzo mi sembra lo Swiss Inn con noleggio al Fun System.
Shopping
I negozi hanno spesso nomi italiani, molto di fantasia: dal “Da Vinci Mall” (una specie di centro commerciale), al “Mondo del Argento” (scritto proprio così), al ristorante “Al Capone” (dove si mangia bene ma non conviene perché è il più caro del paese: 45 euro una cena di pesce fresco per tre persone, con antipasto, dolce e caffè). Le cose da comprare sono poche (meglio per il portafoglio!). Ma se andate con moglie o fidanzate, lo shopping è un “piacere” al quale non vi verrà permesso rinunciare. Il vero neo, inevitabile, è lo stile di lavoro dei commercianti: quello classico arabo, con offerte continue e un po’ asfissianti, e la necessità di trattative abbastanza lunghe da sfiancare più voi che loro…In compenso, l’euro è talmente forte che i prezzi risultano sempre più che ragionevoli, tradotti nella nostra moneta. A proposito: anche se sarebbe obbligatorio acquistare in lire egiziane (1 euro= circa 7 lire egiziane 2005) , i negozi di Maasbat e gli alberghi di Dahab accettano tutti più che volentieri gli euro. Anzi, diciamo che ne sono ghiotti.
Aloha!
Jean-Luc
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