Red Bull Storm Chase

Scritto da WSR.

I tecnici dell’ Ente Federale Tedesco per la Navigazione (BSH) hanno misurato a 40 km a nord delle isole frisone onde di altezza media di 10 mt con picchi che hanno raggiunto i 17metri, mentre le raffiche di vento hanno raggiunto i 156km/h! Queste le condizioni che hanno caratterizzato i due giorni in cui si è svolto l’evento
I riders hanno così potuto affrontare la medesima tempesta ciascuno nel proprio paese, nel proprio homespot  e portare a compimento la missione assegnatagli.
Belgio, Olanda, Germania, Irlanda, Norvegia sono solo alcuni dei paesi coinvolti, ciascuno con una pattuglia di accaniti "storm chaser". Ecco quanto hanno raccontato alcuni di loro a fine giornata

Germania
Dopo una lunga ricerca del punto di uscita questo viene  individuato all’interno del lato occidentale del golfo di Hohwachter, vento da sinistra e grosse onde. Il tempo di girare frettolosamente qualche intervista prima che si congelassero le dita (temperatura sui 5 gradi) e poi sotto raffiche sferzanti a forza 9-10  di corsa a montare le vele da 3.2. Un ultimo sorso di thè caldo e poi via in mezzo alle onde. Prima esce Matze e subito dopo Staffi

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Steffi Wahl “Il vento era così forte che nonostante abbia montato la più piccola vela a disposizione non sono riuscita a compiere un salto degno di nota dato che una volta in aria non si sapeva dove si sarebbe potuti atterrrare”.
Klaas Voget con Torben Sonntag ha affrontato la tempesta al Norderney. Davanti alla furia del mare e del vento hanno detto che condizioni di questo tipo si verificano al massimo tre volte all’anno ed anche loro hanno riscontrato le medesime difficoltà di Steffi nel trovare il giusto assetto e controllo tale era la forza delle raffiche.
Jan Mark: "Con un vento superiore agli 11 Bft.  Le onde non erano altissime come al Mare del Nord ma circa sui 4 metri  ma il problema è che i sets arrivavano così ravvicinati che era molto difficile valutarli e quindi affrontarli correttamente."

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Scozia
John Hibbard e Stephen Moore hanno percorso più di 2.500 km in lungo ed in largo prima di trovare uno spot sconosciuto che gli consentisse di trovare un punto di uscita perfetto per affrontare la tempesta.
John: "We've chased from West to East, through rain, sleet and storm force winds. We have driven over 2.500 miles chasing storms all over Scotland - the same distance from Glasgow to the Pyramids in Egypt! We sailed at spots that are well known windsurfing locations and we searched out and chased the storm to spots that no other windsurfer has ever sailed before. We were told on many occassions that our chase to the east coast would prove worthless, as all the spots were sheltered surfing breaks.We proved everybody wrong as our chase found us on 3.3m sails, jumping perfect waves at one spot and then taking the drop on mast high + waves at another.   The East coast is littered with reefs facing all directions. We scored big time and uncovered some sick spots.What an amazing experience, sharing a storm with all the other chasers in Northern Europe."

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A parte il grandissimo impegno di mezzi e risorse impiegate che dimostrano come comunque il windsurf sia sempre in grado di catalizzare l’attenzione dei media (a parte in Italia) muoviamo una sola critica sulla scelta di promuovere eventi che alla fine non consentono di esprimere pienamente il tasso tecnico degli atleti coinvolti.
Surfare in condizioni proibitive ha sicuramente un fascino ancestrale per quanto riguarda la sfida agli elementi ma sposta più il gesto sul lato estremo che sulla competizione sportiva che forse a noi interessa di più.
Comunque massimo rispetto per i partecipanti che indubbiamente hanno dimostrato coraggio e grandi capacità nel sapersi destreggiare in condizioni così estreme. Che sia di incoraggiamento anche per noi quando talvolta veniamo intimiditi da un cielo invernale!!!!   

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