Lo Zen e l?arte della manutenzione del windsurf

Scritto da Max Benni.

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Lo Zen e l’arte della manutenzione del windsurf
Una settimana a Fuerteventura.

Rileggendo l'artico che si proponeva come una piccola serie di consigli per chi (non particolarmente esperto) volesse affrontare questa bellissima esperienza di viaggio mi rendo conto che dopo le dissertazioni iniziali, la frase corretta sarebbe piuttosto “Lo Zen e l'arte della manutenzione di se stessi con il windsurf”.
Per me, questo viaggio, come molte volte avviene, si è trasformato in una opportunità di riflessione personale che ho voluto condividere con gli altri “di Noi” che si dividono tra il lavoro e le sue nevrosi (e visti i tempi sarebbe già una fortuna), gli impegni e gli affetti familiari e questa meravigliosa pratica sportiva.
Si dice che ogni buon Musulmano debba almeno una volta nella vita recarsi alla Mecca; i Cristiani invece affrontano esperienze come i pellagrinaggi, per esempio il Cammino di Santiago, che non sono solo viaggi fisici ma che sono soprattutto percorsi introspettivi e metaforici alla ricerca di se stessi, della propria spiritualità, insomma dei propri “perchè”.
Al giro di boa dei 50 anni, mi sono fatto l’idea che senza nulla togliere alle scelte di cui sopra, la vita ci offre anche altre (magari piccole) occasioni nelle quali possiamo conoscerci o meglio ancora ri-conoscerci, sopratutto quando la quotidianetà della nostra esistenza ci ha portato lontano da dove “ci sembrava” volessimo arrivare.
Mentre ero da solo sull’aereo per Fuerteventura ho avuto esattamente questa sensazione. La settimana in questo che è uno dei “santuari del windsurf” è il regalo di mia moglie la quale vedendomi al termine dell’anno veramente “ scoppiato”, da donna intelligente (e paziente....) qual’è ha deciso di farmi questo bellissimo regalo per i miei (primi) 50anni.
E così, come Robert M. Pirsig nel suo libro cult “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” ho affrontato questo viaggio cogliendo l'occasione di percorrere cammini interiori paralleli che mi riportassero quanto più vicino possibile alle ragioni dell’essere e sopratutto del “come essere”.
Come molti di Noi, a volte mi capita di fermarmi e accorgermi di essere perso nelle pressioni e nei ritmi che questa società fagocitatrice ci impone, lasciandoci sempre meno spazio per le vere ragioni del vivere, per la spiritualità (che traduco per chi non crede in “intensità” ), per il mondo degli affetti, per la ricerca dell'armonia con se stessi, alla scoperta della propria natura.
Cosa c’entra questo con il Windsurf? C’entra e come se c’entra! Il windsurf , oltre ad essere una bellissima pratica sportiva cela nel modo con cui lo viviamo una fortissma metafora ribaltabile nella vita di tutti i giorni. Alla ricerca del vento (non riesco a pensare ad un elemento naturale più impalpabile .... ) , al bisogno di compenetrazione con la natura che ci circonda , al senso della sfida contro se stessi ed i propri limiti, all’irrinunciabile adrenalina (e poi ditemi che non è un droga) di certi momenti da raccontare poi intorno ad un tavolino di un bar (ma potrebbe essere anche intorno a un fuoco “tribale”) alle uscite cercate insieme agli amici (non ci vuole molta fantasia per vedere qualcosa di antropologico anche in questo), si contrappone la tecnologia e quindi il “mercato” non solo come opportunità ma anche nella sua accezione più negativa.
Anche se alla tecnologia ed al “mercato” preferisco la leggerezza delle emozioni, del girovagare alla ricerca di un incontro anche fuggevole con Eolo, mi rendo conto che queste cose sono necessarie ma che nascondono il tranello della dipendenza. Il rischio diventa concreto quando ci lasciamo sopraffare dalla necessità e ci rendiamo schiavi promuovendo la tecnologia da “mezzo” a “fine” e ci impantaniamo in tutta una serie di paludi commerciali dentro le quali affoghiano le nostre motivazioni iniziali.
Quanta gente conosciamo che passa più tempo a riva parlando del suo ultimo acquisto e del prossimo invece di “surfare” ? Ero ancora sull'aereo mentre prendevo coscienza del fatto che il mio viaggio diventava qualcosa di più di sette giorni di probabile windsurf ma un viaggio attraverso le motivazioni che ci spingono ad errare come amanti che hanno perso il senno e che consumano la loro passione alla ricerca di un incontro con qualcosa di intangibile come il vento, il vento che ti rapisce, che ti libera dalla pesantezza e che ci rende liberi e leggeri nell'attimo in cui planiamo.
Poco conta se alcuni trovano questa leggerezza nella velocità, nello stacco dall'acqua e nell'ebbrezza di una discesa dal ciglio di un onda, provate a dirmi che questo non rende liberi. Ero sempre in volo mentre pensavo che a prescindere dalle condizioni che avrei trovato , quello che volevo era tornare a casa rimpadronendomi di quella leggerezza e ribaltare questa metafora nella vita di tutti i giorni, senza che il lavoro (vissuto come la società odierna lo impone negli ultimi decenni) le necessità economiche, la mercificazione del nostro bisogno di libertà prendano il sopravvento e si impadroniscano di ogni spazio possibile della nostra vita.
In questa passione che ci unisce, alla leggerezza, alla eleganza del gesto ed alla velocità si contrappone quindi la pesantezza, mascherata spesso nella mercificazione esaspertata degli oggetti che sono il mezzo con cui pratichiamo questo sport.
Io, lo ripeto, non disprezzo la “pesantezza”; le preferisco però per carattere la leggerezza.
La pesantezza, intesa come esasperazione nel bisogno tecnologico e del dotarsi dei suoi favori è anche necessaria ma se la necessità di possedere questi oggetti diventa fine a se stessa allora esercità una schiavitù che ci soffoca e con noi la leggerezza che cerchiamo. Come per fare in modo che vivere il windsurf sia uno stile di vita che ci guida anche nella vita di tutti i giorni e non il contrario ?
Non lo so, e comunque quello che possiamo condividere è la domanda, le risposte....sono personali e sempre metaforicamente ...esistenziali :-)

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Punta de Jandia
Di Furteventura sono pieni i report e d i diari di viaggio , raccontano di onde epiche a El Cotillo o in Corralejos o di bufere a Sotavento. Le indicazioni che seguono invece hanno lo scopo di aiutare chi come me, surfer di medio livello (gente che stramba decentemente una volta su tre, che a volte rinuncia ad entrare in mare quando si fa troppo incasinato o se entra, sa che rischia molto più degli altri...) ma che si diverte e vuole continuare a divertirsi scivolando sull'acqua fino a che gli reggeranno le gambe e le braccia, vuole intraprendere questo “pellegrinaggio” su questa isola bellissima magari con la famiglia.
Un proverbio in Furteventura dice “A Fuerteventura arriverai piangendo e te ne andrai piangendo" ( qualcono attribuisce questa frase al poeta Miguel de Unamuno, mandato in esilio proprio sull'isola). Fuerteventura si apprezza solo vivendola, immergendosi nei suoi ritmi e lasciandosi rapire dai suoi paesaggi selvaggi ed essenziali e poi...... non puoi più fare a meno.
Se tutta l'isola è particolarmente tranquilla, avulsa dal turismo caciarone e con grandi spazi, questo è ancora più valido a Sud. Il centro più vicino a Sotavento, dove si trovano i centri di Renè Egli è Costa Calma.
Tranne pochi esercizi commerciali ed un paio di pub dove bere qualcosa la sera (sempre che dopo una giornata piena ancora ce la facciate .....) Costa Calma è composta da strutture alberghiere di vario tipo.
Personalmente sono stato presso il Rio Calma Hotel (della catena R2). Ci sono stato su consiglio del mio amico Daniele che vive da due anni a Furteventura e senza essere mai montato su una tavola di Surf o da Windsurf ha trovato decisamente in quel posto la sua dimensione.
Il Rio Calma Hotel è forse la più bella struttura dell'isola e sicuramente di quella parte ed è collegata gratuitamente con i centri 1 e 2 con gli shuttle messi a disposizione da quel “furbone “ di Renè. Ad un prezzo da modesta mezzapensione a Rimini si può stare in questa struttura che dispone di varie piscine (una anche di mare a terrazza sull'oceano) un ottimo ristorante a buffet e “dulcis in fundo” una Spa con piscina dotata di vari idromassaggi (pensate dopo una giornata al mare, al sole ed al vento....) tra le più belle che abbia mai visto.
Dista ca 15 minuti a piedi dal centro di Costa Calma (passeggiata lungo mare) e muoversi da e per e per il centro con un Taxi costa 3 o 4 Euro.
Specialmente se avete famiglia con voi, conviene affittare almeno qualche giorno la macchina per inoltrarvi ancora più a sud, nel parco naturale che termina con il faro nella punta estrema dell'Isola a “Punta de Jandia” .
Lì, in uno scenario surreale ai bordi dell'unico villaggio, nel ristorantino locale “Punta de Jandia” non potete perdere il “caldo de pescado” o la “Gallegada” e vari antipastini arricchiti con formaggio di capra (molto diverso dai formaggi di capra francesi a cui siamo abituati) .
Per il “caldo de pescado” che è una stupenda zuppa a base di un paio di tipi di cernia aromatizzata con cumino e zafferano servita con una purea a base di gofio (cereale tostato di mais). Dovete però prenotare prima (tel. 928 17 44 90 oppure 686 825 835) . Prezzi ragionevolissimi.
Considerate che per recarvi da Costa Calma a Punta de Jandia occorrono più di 45 minuti di strada bianca. Ancora ringrazio i miei amici Daniele e Samantha per avermelo fatto conoscere.
Se per caso qualche mattina non c'è vento (ma in caso contrario trovate ugualmente il tempo) recatevi dall'altra parte dell'Isola (che è vicina ) a “La Pared” dove potrete vedere in uno scenario mozzafiato lo scorrere di onde bellissime, famose tra i nostri cugini surfisti.
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La Pared
Prima della discesa a mare troverete un gruppetto di case con diversi centri che affittano tavole a prezzi decenti e danno eventualmente lezioni, anche di gruppo.
“El cabrito” (la capra) la fa da padrone in quel paesaggio e sono diversi i caseifici artigianali. Il più conosciuto in quell'area è “La pastora” dove una gentile e carina “pastorella” vi può vendere quarti di forme più o meno stagionati , incartati all'occasione sottovuoto per essere trasportati.
Se proprio vostra moglie non può fare a meno di una passeggiata tra negozietti turistici, proseguendo dal “centro 2” potete recarvi a Morro Jable. Potete eventualmente contare anche su bus giornalieri che partono da Costa Calma.
Per chi come me non è un pro che non si atteggia tale, questa è stata una settimana utilissima e piacevole anche se non ho incontrato condizioni “epiche” a Sotavento, quelle che lo hanno reso famoso, anzi famigerato.
Sono uscito comunque tutti i giorni (e non è poco...) avendo soprattutto al centro di Renè la possibilità di provare attrezzature diverse (ho cambiato anche tre tavole in un giorno); ho avuto quindi la possibilità di valutarne le differenze, cosa che normalmente, nelle uscite nostrane ci è negato.
Su consiglio dell'amico Cabrina ho prenotato la tavola principale (un Kode 94 che mi ha lasciato piacevomente sorpreso che poi a seconda delle disponibilità è stato possibile sostituire) presso il centro 2, quello più a sud.
La mattina, appena capito “l'andazzo del vento” conviene approvvigionarsi subito della vela perchè quando le condizioni non sono esattamente “standard” rischiano di scarseggiare le taglie un po' più grandi.
Il pomeriggio, con la bassa marea si alza un ondina bellissima che corre lungo tutta la spiaggia e con il vento alle spalle (condizione rarissima da noi ed a prova di dummy come me :-) ) si può iniziare a provare l'ebrezza del cavalcare su e giù a pochi metri dalla spiaggia. Una goduria...
Il primo giorno ho avuto la fortuna di avvistare due balene (spettacolo mi dicono inconsueto) che all'orizzonte che saltavano dall'acqua alzando schizzi incredibili; è facile anche incontrare pesci volanti che nuotano (anzi volano :-)) a tutta velocità a pochi metri dalla prua della tavola. I ragazzi del centro sono molto gentili e professionali ed a differenza di altri posti analoghi “non se la tirano”.
Ci sono diversi italiani e tutti simpatici che si sono ormai trasferiti (qualcuno anche “accasato”) e che lavorano presso il centro; Claudio, Andrea, Davide e Alex fanno sicuramente la differenza per quanto riguarda il “calore latino”.
Prima di partire il mio amico Daniele mi ha portato a fare un rapido giro a Puerto del Rosario (che per ritmi ed atmosfera potrebbe essere scambiata per una cittadina Cubana) e poi a Corralejos ed El Cotillo.
Qui il paesaggio è meno duro ma ugualmente bello.
La mattina che abbiamo fatto il giro non c'era ancora vento e le onde erano appena accennate ma si capisce benissimo cosa possono offrire quando le condizioni si “incrudiscono”.
Ma questo chi lo sa ?! ...magari la prossima volta ...magari in compagnia di Domenico, altro “despe-wind-rado” che saluto , conosciuto al centro 2 e che ormai perso per Furteventura ci si reca in “pellegrinaggio” praticamente una settimana ogni due mesi, tornando dalle varie assegnazioni di lavoro in Algeria.

 

Max Benni

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