Power Surfing by Peter Munzlinger
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Peter Munzlinger ha regatato per molti anni, passando dalla tavola windsurfer con il boma di legno alle tavole a volume. Disegnato le prime Prisma ha dunque regatato anche nelle gare slalom negli anni 90, per poi passare alle regate anche di Formula. Una carriera da velaio\regatante invidiabile, e sicuramente unica!
Peter ha insegnato molto come velaio, la sua esperienza ed il suo lavoro metodico con il nuovo team, ha permesso a POINT-7 di partire subito con delle vele che hanno fatto parlare di se in tutto il mondo. Aver progettato la AC-1 che ha dominato le gare in Italia, ed ha vinto una tappa di coppa del mondo di speed, top 5 nelle regate internazionali, ci fa capire che questi ragazzi non scherzano e che di vele ci capiscono. In un mercato difficile, con marchi storici, in un periodo non facile, POINT-7 e’ invece riuscita a guadagnarsi uno spazio importante in un mercato Europeo. Il loro marketing? Qualità, Prestazioni, Risultati e poche chiacchere. Dunque dobbiamo esser fieri di avere un prodotto Italiano di questo tipo! Adesso Peter preferisce dare assistenza al suo team durante le regate, però ci spiega la sua nuova disciplina il Power Surfing. E’ da un po’ di tempo che si è tornati a parlare di velocità nel windsurf, parole come Slalom sono tornate alla ribalta dopo essere stata assolutamente “out” per quasi 10 anni. E pensare che fino a metà degli anni ’90 le tavole e attrezzature più vendute erano quelle da slalom. |
Già la creazione della nuova disciplina del super cross è stata evidentemente provocata dalla nostalgia per la vecchia disciplina dello slalom e tutte le ditte stano sfornando sempre più modelli orientati alla velocità.
Anche questa dopo pochi anni e’ stata cancellata dall circuito PWA, ed adesso si e’ tornati al puro slalom per eliminare qualsiasi tipo di nostalgia. Ormai nel windsurf moderno la velocità è un ingrediente sempre più importante in tutte le discipline. Persino nel wave si va sempre più veloci ed è importantissimo avere velocità per surfare le onde o eseguire qualsiasi tipo di salto. Negli ultimi anni l’ha fatta da padrone il freestyle che è diventato sempre più radicale, purtroppo però tanti surfisti si sono fatti convincere dalla moda, ma poi si limitano ad andare avanti e indietro strambando normalmente. L’attrezzatura da freestyle è concepita per produrre la massima accelerazione in poco spazio, per fare la tua manovra e poi stop, si riparte per una prossima manovra. Non sviluppa velocità sui bordi lunghi, né tanto meno è comoda da portare. Una parte della grande popolarità che questo tipo di attrezzatura ha avuto ben oltre la cerchia dei veri freestyler, a parte il fattore moda, deriva dalla facilità di planata, che rimane una caratteristica fondamentale per divertirsi in windsurf. La parola d’ordine attuale sta tornando ad essere VELOCITA’. |
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D’altra parte la velocità e lo scivolamento hanno sempre affascinato l’umanità e se tutti ricordano bene, è stata la prima planata che vi ha infettati con il virus del windsurf, cioè quella incredibile sensazione di velocità.
Fortunatamente dagli anni 90 ad oggi l’evoluzione delle tavole e dei rig è stata notevole e adesso il limite di planata si è abbassato notevolmente su tutti i tipi di tavole e vele e anche le tavole slalom di nuova generazione sono molto più performanti con vento leggero e sono anche molto più facili da portare.
Gli slalom di una volta erano troppo radicali e concepiti per vento molto forte, non avevano senso per un utilizzo realistico, d’altra parte anche le gare di slalom sono scomparse perché i limiti di vento erano troppo alti e non era quasi mai possibile portarle a termine, eccetto che nei posti super ventosi. Attenzione, non voglio parlare di gare slalom, infatti uso il termine Power Surfing, con il quale intendo un modo di fare windsurf orientato alla planata, alla velocità e a alte prestazioni, ma senza le esasperazioni della competizione. Ho fatto tanti anni di regate, ma adesso ho smesso e vado in windsurf per divertirmi. Il massimo è naturalmente il wave, ma anche qui in Sardegna dove siamo di base, le onde non ci sono tutti i giorni, e quindi esco molto spesso con i venti termici (spesso anche fiacchi) con la mia attrezzatura da Power Surfing: Starboard Sonic 111 e vela POINT-7 AC-0 7,7 rigorosamente senza camber. Con questa attrezzatura copro tutto il range di vento dai 10 nodi a qualcosa oltre i 20. Con meno di 10/12 nodi è vero che si può planare con l’attrezzatura da Formula, ma onestamente non è divertente a meno che non si facciano regate o si abiti in una zona molto poco ventosa, o si esca con un gruppo di amici, e a partire da una 10ina di nodi si riesce a planare tranquillamente con una tavola moderna da 110/130 litri e una vela fra i 7,0 e i 10,0 metri, in base al peso corporeo. Io peso 75 kg e il 110 e la 8,0 mi bastano e avanzano. |
Il bello è che il range di utilizzo di questa attrezzatura è talmente ampio che poi passo direttamente al wave da 76 litri con la 5,4 SADO.
In pratica si uniscono i vantaggi del formula, cioè planare presto, range di utilizzo, range di andature (naturalmente non gli angoli di bolina del formula, ma abbastanza per andare e tornare dove si vuole), sufficiente galleggiabilità per rientrare quando cala il vento, con una attrezzatura neanche lontanamente così esasperata, inoltre si stramba alla grande. Un grande divertimento. Arrivo in spiaggia, in 5 minuti armo la mia vela senza camber (come armare una vela wave, niente camber, niente crick per il caricabbasso, che senno vi spaccate la schiena), avvito il piede d’albero sulla tavola, con la sua pinna da 42 già avvitata (tanto non ne uso altre) e via in acqua a planare a palla. Esco in tutti gli spot termici con questa attrezzatura, Anche in spiagge bellissime racchiuse in golfi, dove non sempre il vento entra bene fino a riva, ma basta farsi un paio di bordi di bolina, anche non planando, che si raggiunge la linea del vento, e vai a palla, in mare aperto con i pesci volanti e i gabbiani che ti fanno compagnia. Con questo volume di tavola e metratura di vela, si riesce a galleggiare tranquillamente, dunque anche rimanere senza vento, ti permette di tornare a casa. Tante volte non riescono a uscire neppure i Kite. Con vento più forte, tanto meglio, inizia il vero power surfing, con i 15-18 nodi questo tipo di attrezzatura riesce ad esprimersi al massimo, permettendo di raggiungere velocità da paura in pieno controllo e di fare strambate a palla senza perdita di velocità (almeno per chi è capace, ma è sempre bello avere da imparare qualcosa di nuovo), chi ama saltare poi, troverà pane per i suoi denti, se c’è un po’ di onda si vola e quasi non si viene più giù. Attenzione però ad atterrare morbidi, che queste tavole, così leggere e relativamente larghe, non sono fatte per sopportare tanti atterraggi piatti. Dunque attenti a non fare troppa leva sulla pinna negli atterraggi! |
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Io non voglio complicazioni e uso solo una vela e una pinna per coprire tutto il range, ma è anche vero che una seconda pinna può aumentare ulteriormente la gamma di utilizzo.
Per il rig mi sbilancio assolutamente a favore della AC-0 o anche una della Runner nelle 2 misure più grosse (vele che hanno vinto i test sulla rivista tedesca SURF). Dopo tanti anni di regate con vele camberate sono diventato quasi allergico, più pesanti da manovrare, difficili da armare e alla fine i vantaggi sono limitati a un utilizzo agonistico. Le camberate sono sicuramente le vele più tecnologiche e che danno più soddisfazione perche’ sono come le macchine da Formula 1 che entrano in gara. Quando vedo la AC-1 Racing tutta nera in acqua che e’ davanti alla flotta mi rende troppo fiero del lavoro che abbiamo fatto. Ogni tanto però penso anche al Campionato Italiano Slalom 2006 che ha vinto Andrea Cucchi con le AC-0 SLALOM NO CAM, e penso sempre che il futuro potrà presto essere senza camber anche in gara. Una buona vela slalom o freeride senza camber, armata con un buon albero, plana prima ed è molto più facile da pompare, perché è più leggera e flessibile. In manovra non c’è proprio paragone, la rotazione è come inesistente. Soprainvelati le moderne vele senza camber hanno ormai raggiunto una stabilità di profilo notevole e non creano nessun tipo di problema. Anche la velocità è assolutamente in linea. Le vele race sono concepite per essere portate sempre molto soprainvelate ed è qui che hanno dei vantaggi, siamo però in un ambito al di fuori del range di divertimento della maggior parte dei surfisti, e bisogna comunque essere ben allenati e preparati per potere sfruttare questi vantaggi. Sarà sempre più curiosa l’evoluzione della AC-0. |
Non dimenticate l’albero, stiamo parlando di vele grandi e le vele grandi vanno molto meglio con alberi con + carbonio.
Un 30% di carbonio in una 7,7, è pesante e troppo “moscio”, vi farà planare molto più tardi. Cercate di stare almeno sopra al 50%, un 100% rappresenta naturalmente il top, ma già qualcosa intorno al 75% è ottimo. La spesa è maggiore, ma ricordate che risparmiate sulla quantità di attrezzature, e la differenza è notevole. Vi consiglio dunque il nostro C7 Carbon 75%. Un boma in carbonio sarebbe il massimo, ma è molto, molto meno importante rispetto a un buon albero, e un buon boma in alluminio farà il suo lavoro più che egregiamente. E’ anche molto utile attrezzarsi con un sistema di regolazione della bugna in andatura, soprattutto se si fanno dei giri lunghi o delle traversate, per essere pronti ad adattare il trim a qualsiasi cambiamento di vento. Il caricabbasso tanto alla fine va regolato sempre nello stesso modo, cioè ben cazzato, e se c’è poco vento si tiene la bugna più molle (non troppo se dovete pompare), e mano mano che aumenta la pressione sulla mano posteriore all’aumentare del vento, si aumenta gradualmente la tensione della bugna. Non usate il boma troppo basso, le nuove tavole più larghe richiedono il boma montato più alto, altezza mento\spalla, così la tavola rimane più libera e plana prima, tanto la lunghezza ridotta delle tavole moderne ha reso molto più facile il controllo con vento forte. Il piede d’albero con la vela grande conviene tenerlo almeno a metà scassa o più avanti, per avere il massimo controllo e confort, senza esagerare però, per non schiacciare troppo la prua in acqua. Per il trapezio, la cosa più importante è la comodità, e ognuno già avrà il suo modello preferito. |
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Con vento più forte ancora, ci si avvicina al limite superiore dell’attrezzatura e si entra in un ambito dove chi è ben trimmato e ha l’abitudine e l’allenamento alla soprainvelatura, si diverte e si prende delle belle scariche di adrenalina nei laschi a velocità fotonica. Ma quando ci sono più di 18 nodi siamo già in una zona dove si può tranquillamente usare una 5,4, perciò chi preferisce un windsurf più tranquillo e non ha voglia di stressarsi può tranquillamente lasciar perdere e passare all’attrezzatura più piccola.
Chi però ha voglia di qualche emozione forte e non ha voglia di prendere il wave con acqua piatta, dovrebbe provare, alla fine andare così soprainvelati è solo questione di abitudine e tante volte, superato l’impatto negativo dei primi 10 minuti, quando si soffre perché non ci si è ancora scaldati, è più facile di quello che si credeva. Il massimo del divertimento è esplorare la costa e fare cruising, magari raggiungendo qualche isolotto o scoglio vicino, o fare un bel bolinone per poi spararsi dei laschi da paura. Ma vediamo un po’ le attrezzature e i trim. La mia filosofia per il power surfing è la semplicità e una attrezzatura unica per coprire tutto il range di vento leggero e medio. Tanti windsurfisti che conosco hanno fin troppo materiale. Io sono dell’idea del poco ma buono, una buona vela con un buon albero ha un range di utilizzo che copre tranquillamente quello di più rig con componenti scadenti. Ad esempio io copro tutte le condizioni che trovo con due tavole (slalom 111 e wave 76) e 4 vele POINT-7 (AC-0 7,7 e SADO 5,4 4,7 4,2 wave). In questo modo a parità di budget, si riesce ad acquistare merce di qualità superiore, e ormai si trovano già prodotti di qualità ottima a prezzi molto interessanti. Inoltre la qualità dei materiali è talmente salita, da poter tirare avanti tranquillamente per diverse stagioni con la stessa attrezzatura, (come velaio ve lo posso garantire), quindi ogni anno è sufficiente cambiare solo una parte della stessa, per mantenersi aggiornati con gradualità. Non è assolutamente necessario rinnovare tutto, tutti gli anni, ma facendo |
così si è in grado di stare al passo dell’evoluzione che comunque va avanti inesorabile.
La tavola ideale è uno slalom di quelli dell’ultima generazione, con un volume dai 110 ai 130 litri circa. I litri possono sembrare pochi, ma va considerato che sulle corte e larghe tavole moderne manca tutto il volume in eccesso della prua, e la larghezza è molto più importante dello spessore. Io peso 78 kg e uso il Sonic 111 (235cm x 68cm) e con la AC-0 7,7 riesco a planare con una 10ina di nodi, se ci pensate la tavola è più o meno larga come il vecchio AHD 310, che quando uscì fece scalpore per la larghezza incredibile ed era considerata una tavola enorme. A un surfista pesante di 85/90 kg consiglierei qualcosa di più vicino ai 130 litri, con una AC-0 8,7. Tavole ancora più grandi rientrano in un concetto più orientato al formula e al vento super leggero (tuttavia in certi spot poco ventosi rappresentano l’unica possibilità per planare), inoltre non permettono strambate così radicali. Tavole come l’Hypersonic sono una via di mezzo fra uno slalom e un formula, rispetto ad uno slalom moderno, hanno un po’ più di prestazioni di bolina ma non ne raggiungono la velocità finale, inoltre non si fanno strambare in maniera così radicale e fluida. Vanno anche bene tavole freeride o la nuova generazione di tavole per il supercross, di pari volume, perdendo qualcosina a livello di prestazioni soprattutto nella gamma bassa del vento e guadagnando un po’ di confort col chop e facilità di strambata, anche il range di utilizzo di queste tavole è un po’ più piccolo e a parità di volume portano un po’ meno vela. La pinna è molto importante, per avere le massime prestazioni è necessaria una pinna slalom o race. Di solito quelle fornite di serie sulle ultime tavole slalom vanno bene e sono della giusta misura, mentre si possono fare miracoli su una tavola freeride equipaggiandola con una pinna di quel tipo. La misura è sempre proporzionata alla larghezza della poppa one foot off (a 30cm dalla poppa) e non dovrebbe superare quella misura. Naturalmente una buona pinna custom è megagalattica a livello di prestazioni e confort, ma lo è anche il prezzo, vedete voi |
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