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Per la serie "Tecnica" inizia un nuovo ciclo di argomenti a
cura di Giorgio Melli.
I temi affrontati saranno tutti dedicati alle piu' belle ed
esclusive manovre che si possono fare con il windsurf, manovre che raramente si
vedono eseguire per difficolta' tecnica, ma soprattutto per mancanza di una
corretta educazione sulla disciplina.
Oggi tratteremo due manovre importanti su cui riflettere,
una proveniente dal mondo del wavejumping, il Table
Top e l'altra da quello del waveriding, il Floater.
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Photo by Fabrizio La Mela - rider Sandro Greco maestro del backloop
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In genere nel wavejumping si gradisce vedere salti di grande
effetto visivo piuttosto che salti molto tecnici che non restituiscono allo
spettatore lo sforzo applicato dal surfista.
Il back-loop ad esempio è un salto molto bello e tecnico, ma
raramente puo' stupire piu' di altre acrobazie aeree in cui le rotazioni
vengono effettuate a velocita' superiori, o in cui il surfista raggiunge
posizioni innaturali e contorte.
Per altro questo salto è stato infangato da tutti i novelli saltatori che, anziche' provare
le rotazioni in avanti, preferiscono per propria sicurezza provare quelle indietro, con il solito
triste risultato di non aver sfiorato il back loop neanche minimamente e di vantare
l'esecuzione del salto!
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Questi deplorevoli tentativi è meglio evitarli per lasciar
spazio a chi invece, come Sandro Greco (in arte Pantera), sa
eseguire il difficile salto del back-loop ad altezza vertiginose e con una
perfezione assoluta, fino al punto da far figurare facile un'esecuzione
complessa, lasciando scorrere un
brivido su chi lo osserva.
Eppure mi sento di rimproverare la maggior parte dei grandi
saltatori perche' nel loro repertorio c'è carenza di fantasia e soprattutto
carenza di una delle piu' belle figure che si possano fare:
il Table Top
Il Table Top, di cui Pete Cabrinha ne invento' la bellissima
variante "nose down", è un salto che per poter impressionare deve essere
eseguito ad una buona altezza, tale da permettere allo spettatore di cogliere quel
magico momento di esitazione
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Robby Naish indoor di Bercy
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Table Top di Didier
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in cui la tavola "sotto sopra" rimane per alcuni
istanti in posizione immobile, quasi a ricordare la posizione del cigno di Carla
Fracci nei suoi momenti di massimo successo.
Purtroppo nella maggior parte dei casi si vede soltanto un
salto piu' simile ad un brutto e veloce "Donkey kick" (salto calciato)
piuttosto che ad altro.
Quando invece il Table Top viene eseguito in maniera
impeccabile (vedi Robby Naish) si crea in aria una figura ben definita, in cui il
surfista e la sua tavola, pur rimanendo uniti, si muovono in direzioni opposte,
uno va sopra l'altro va sotto, permettendo di individuare a chiunque questa
netta separazione dei movimenti fino al punto di raggiungere la posizione
critica (nose down per Cabrinha) in cui si deve rimanere immobili per qualche
istante, lasciando cosi' nell'immaginario collettivo l'incredibile sensazione
del tempo che si ferma!
Viene da se dunque la poesia di questo salto!
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Molti surfisti invece si ostentano ad eseguire per anni
consecutivi il solito forward con la sciocca convinzione di aver raggiunto un
traguardo, ma esso sarà parzialmente tale solo se eseguito con la verticalita'
di cui si fa interprete l'inimitabile Andrea Rosati!
L'invito rivolto agli esperti di questa specialita' è dunque quello di dedicarsi
con maggior impegno sul Table Top che porta con se fierezza e gloria, cercando di
estremizzare il salto portando la prua della tavola verso il basso, o
addirittura completarlo con un forward, per avere finalmente
l'acclamazione unanime del mondo intero!
Passiamo ora ad esaminare una spettacolare manovra del
waveriding,
il Floater,
manovra difficilmente eseguita per la mancanza di una visione globale delle
onde e per un'ingiustificata mania di cercare l'aerial a tutti i costi.
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Franco Gnessi esperto in Table Top
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Chi viene dal mondo del surf da onda sa bene la difficolta'
di eseguire questa manovra e sa che in taluni casi risulta indispensabile per poter
continuare una corsa che altrimenti non avrebbe seguito.
A volte accade che durante una surfata una sezione dell'onda
frange davanti a noi mentre la seguente sezione rimane verticale.
Il Floater
serve proprio a raggiungere la nuova sezione oltrepassando la parte dell'onda
che rompe. Se su quella stessa onda che ci rompe davanti si esegue un aerial o
un cut back si puo' pur esser certi di aver messo fine alla propria corsa.
Invece, l'abile ed astuto surfista, forte del suo
temperamento, non si lascia di certo ingolosire dal solito dozzinale aerial e
risale sul dorso liscio e compatto dell'onda che frange, lasciando scivolare la
propria tavola tra le terribili insidie
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per raggiungere quell'appetibile parte
dell'onda ancora sfruttabile.
E' bene a questo punto chiarire un concetto fondamentale per
potersi dire omologata la manovra: risalire sul dorso dell'onda per poi NON
raggiungere le seguente sezione pulita, ma rientrare semplicemente insieme
all'onda che rompe, non puo' essere considerato un Floater perche' non ha
prodotto il risultato dovuto: riacciuffare l'onda!
Storico fu il Floater eseguito da Tom Curren nel 1995 su una
bomba di 8 metri a Jeffreys Bay (South Africa) sulla quale scivolo' per 20
metri!
Non aver mai visto quella sequenza di foto significa essersi
persi il proprio Dio!
In attesa di leggere le prossime avvincenti manovre facciamo
un breve ripasso dei vari livelli dei waverider, in modo tale che ognuno di voi possa riconoscersi in essi e
collocarsi, senza troppi vanti, nel posto giusto.
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Kauli Seadi in un "extreme" off the lip a Ponta Preta
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Andrea Rosati in un "round" cut back a Mauritius
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Livello 1 - il
rider scende l'onda, inizia soltanto una sorta di strambata ben lontano da dove
necessario, ma sente dentro di se di aver surfato l'onda che invece lo
raggiunge qualche minuto dopo! Fantastico, ma suvvia, tutti hanno iniziato cosi'!
Livello 2- il
rider scende l'onda, vira alla sua base, si ritrova la massa d'acqua
pressappoco di fronte e non sa piu' cosa fare! Inutile il tentativo finale di
operare un colpo di reni per girarsi improvvisamente. Cade tristemente in
acqua, ma carico come un fucile sente di stare sulla strada giusta!
Livello 3 - il
rider ha imparato a scendere l'onda e a risalirla. La sua azione non è fluida
ne' continua ma è comunque una specie di slalom fatto senza boe tra il moto
ondoso che avanza.
Qui si colloca il surfista piu' odioso, surfa come un cane
ma si sente un Dio!
Livello 4- il
rider finalmente raggiunge la sufficienza, esegue il bottom turn alla base
dell'onda ed il conseguente cut back con la giusta armoni. |
La distribuzione
dei pesi sulla tavola lasciano ancora a desiderare, non li sposta con i tempi
giusti, non sa mantenere la velocita' e non sa ancora leggere la sezione
dell'onda piu' appropriata per effettuare il cut back. Talvolta parte con
troppo anticipo sull'onda, talvolta in ritardo, ma in qualche modo sa
aggiustare il tiro durante la sua marcia.
Livello 5 - il
rider sa cosa vuole, prima di
iniziare a surfare si sceglie l'onda migliore del set e su di essa comincia la sua
danza che, onda permettendo,non
si esaurisce di certo con una sola surfata.
Imposta il bottom caricandolo spesso col piede anteriore,
anche se questo gli fa perdere un po' di velocita', e si rigira sull'onda con
una cattiveria che ricorda quella dei cannibali!
A secondo del tipo di onda decide se forzare o meno il cut
back dimostrando quindi una discreta lettura globale. Esegue bene l'off the lip
e on esita a staccare degli aerial quando possibile, perdendo pero' un po' di
quella sicurezza con cui si era presentato.
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Magistrale Floater di Robert Hofmann |

Vertical forward di Andrea Rosati
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Livello 6 - il rider è sempre veloce e preciso,
prende le decisioni in un istante senza sbagliare mai! Esegue a perfezione e
nel punto piu' appropriato sia il bottom che il cut back, sia l'off the lip che l'aerial off the
lip, restando sempre vicino alla parte dell'onda piu' ripida, quella prossima
alla schiuma, quella che in una competizione permette di guadagnare piu' punti.
E' un emotivo, sempre ansiosamente concentrato per scaraventarsi contro l'onda e
staccare aerial mozzafiato, concedendosi, non di rado, in fantastiche acrobazie
aeree per chiudere la surfata, cosi' come la ciliegina chiude la torta.
Mostra
una padronanza totale del suo mezzo e del luogo dove lavora, ma ahime'non
prende la lode, si ferma a 10!
Livello 7 - il
rider del livello 7 è un talento di livello tecnico massimo, proprio come il
rider di livello 6, ma
differentemente da questo sfrutta la sua intelligenza per leggere il mare con
angolature diverse avendo come unico fine quello di rimanere incollato all'onda
e sfruttarla nel miglior modo possibile.
Per questi tipi di rider l'aerial è una manovra da fare
occasionalmente e solo se ne possa giustificare il motivo, altrimenti diventa
un modo per combinare il
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wavejumping con il waveriding, che talvolta risulta
sgradevole come il panettone con
le telline.
Sia ben chiaro che questo tipo di scelta non è forzata
dall'incapacita' di fare aerial a
10 metri sopra il lip e chiuderli magari con un backloop (vedi Mark Angulo), ma
semplicemente da una piu' matura visione della surfata per cui, prendendo
spunto dalla filosofia Hawaiiana dei surfisti da onda, il waveriding si fa tra
le onde e non sopra!
E questo mi commuove!
Il rider di livello 7 lo si riconosce perche' durante una
surfata si lancia alla massima velocita' contro il labbro superiore dell'onda, sicuro,
agli occhi di tutti, di impattare
l'onda per il successivo decollo, ed
invece no, lui ci sorprende con un elegante cut back ad palmo sotto il lip pur
di rimanere fedele all'onda, e non di rado la risale per entrare nel magico
mondo del Floater in cui l'eleganza diventa nobilta' e la poesia diventa canto!
Giorgio Melli
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Bottom di John Skye
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