Tavole Carbon Art Slalom
Un paio di inverni fa ho deciso di sostituire la mia tavola da slalom,
un Sonic95. Ho preso in esame le diverse alternative adatte allo stesso
range di vento ed un paio di autorevoli consigli mi hanno indirizzato
verso una piccola marca esotica, Carbon Art. Ho deciso di fidarmi ed ho
ordinato una tavola senza mai averne vista una prima, uno SL58. Oggi,
alla seconda stagione con Carbon Art, mi sembra incredibile quanto poco
conosciute siano queste tavole straordinarie; così ho pensato di fare
una piccola presentazione.Un paio di inverni fa ho deciso di sostituire la mia tavola da slalom, un Sonic95. Ho preso in esame le diverse alternative adatte allo stesso range di vento ed un paio di autorevoli consigli mi hanno indirizzato verso una piccola marca esotica, Carbon Art. Ho deciso di fidarmi ed ho ordinato una tavola senza mai averne vista una prima, uno SL58. Oggi, alla seconda stagione con Carbon Art, mi sembra incredibile quanto poco conosciute siano queste tavole straordinarie; così ho pensato di fare una piccola presentazione.
Premetto poche righe sul sottoscritto, in modo che chi legge possa fare la tara a ciò che dico. Non sono un asso e non partecipo a competizioni; tuttavia amo navigare veloce e dal 1990 ho sempre usato tavole da slalom di alto livello. La prima è stata un prototipo di Phil McGain in sandwich, era il 1990. Dato che esco prevalentemente a Talamone, specie nella bella stagione, sono abituato ad un range di vento piuttosto sostenuto, il che spiega il mio interesse per tavole relativamente piccole.
La gamma
Carbon Art è un piccolo costruttore Neozelandese. Il patron dell'azienda, James Dinnis, è forte nel wave nonché pluricampione nazionale di slalom; un atleta versatile che sa ciò che vuole dalle sue attrezzature. Il catalogo Carbon Art comprende i modelli SL da slalom, attualmente in 6 misure, omologate ISAF e quest'anno anche PWA. Oltre a queste ci sono tre linee wave (14 modelli in tutto), una di speed (5) ed una freeride (3); nonché alcune linee di tavole per il surf e, come ormai d'obbligo, SUP.
I modelli SL sono: 52, 55, 58, 62, 70, 80, con le sigle che indicano come di consueto le larghezze massime. Prossimamente arriveranno due nuove misure: 66 e 75.
Costruzione
Le tavole non vengono costruite in stampi chiusi, come avviene per i classici prodotti industriali tipo Cobra, ma con una tecnica simile a quella tipica dei custom. Questa è anche la ragione per cui questo piccolo costruttore è in grado di proporre la bellezza di 28 modelli di tavole da windsurf.
La costruzione è accuratissima, con minimo uso di stucco e rapporto resina/rinforzo ottimale. Ne risultano tavole molto robuste rispetto ai pesi, ridotti ma non estremi per scelta dello stesso Dinnis, che comunque privilegia la robustezza.
Oltre alla costruzione standard ne viene offerta anche una definita "pro model", con uso di materiali esotici in quantità e qualità superiori: i pesi non cambiano, ma le tavole sono più rigide grazie alla maggiore quantità di carbonio.
Shape
Le Carbon Art SL sono disegnate e sviluppate da Phil McGain, atleta con un lunghissimo curriculum di professionista alle spalle, uno dei protagonisti dei tempi d'oro della World Cup. Phil McGain praticamente da sempre si costruisce le tavole che usa, anche in competizione fino all'avvento dell'attuale regolamento che impone l'uso di tavole 'production'.
Lo shape è molto semplice, quasi classico: linee molto tese, poppe roundpin con un buon volume, prue larghe e tonde; carene con leggera 'V' piatta e rails alti con un buon tuck. Il 'quasi' è dovuto alle rockerline tesissime, che esasperano le tendenze più moderne, specie quella adottatata nei modelli piccoli (fino al 62). Non ci sono concavi, né cutouts, né altro. Gli spigoli sono molto affilati. Inconsueta la lunghezza dei modelli fino al 62: 248,5 cm., un po' più della concorrenza, per non avere una prua troppo bassa nonostante la rockerline tesissima. I modelli più grandi, 70 ed 80, sono leggermente più corti (242,5) ed hanno una rockerline leggermente meno tesa, probabilmente per privilegiare le prestazioni di punta in condizioni di vento leggero ed acqua più calma. I volumi sono ben distribuiti, con una certa prevalenza per la parte posteriore.
A terra
La prima cosa che si nota è il peso molto ridotto. La sensazione di leggerezza è notevole, anche perché il peso effettivo risulta molto vicino a quello dichiarato (in realtà, nella mia esperienza, di solito è addirittura un po' inferiore...).
L'aspetto è di tipo artigianale, senza fronzoli. La finitura di serie prevede vernice bianca, il logo e le scritte; ma è possibile selezionare alcuni altri colori ed alcune grafiche.
Le straps sono funzionali e comfortevoli; gli inserti prevedono posizioni singole, senza possibilità di scelta, e con un passo piuttosto ampio. Le straps anteriori sono molto esterne mentre quelle posteriori sono, al contrario, piuttosto centrali. I pads quadrettati forse non sono il massimo esteticamente.
Sulla poppa della tavola fa bella mostra di sé la valvola di decompressione, non a vite ma con membrana in Gore-Tex: in pratica non ha manutenzione e non si rischia di dimenticarla aperta.
Certo che sono strette. Il 58 ha una gamma vele dichiarata da 5,5 a 7,5, i concorrenti diretti sono più larghi, 60 in casa JP, 61 Fanatic... planerà abbastanza presto?
In acqua
Leggerezza, rigidità e spigoli affilati comportano una grande facilità di inizio planata, una bella sorpresa, specialmente se si considerano i timori relativi alle larghezze contenute: bastano due pompate e si parte. I piedi trovano immediatamente le straps e le calzano facilmente, i pads si rivelano funzionali ed estremamente comodi.
Una volta in assetto, agganciati al trapezio e con i piedi nelle straps, l'accelerazione è franca e sorprendente: merito probabilmente del peso ridotto e degli spigoli affilati, che 'staccano' bene l'acqua. Si scopre un assetto alto e piatto, con poco beccheggio e la prua che sorvola il chop. La sensazione che si ha è di una tavola reattiva e molto compatta, molto più di quanto la lunghezza farebbe pensare. La prua leggera ed il baricentro arretrato in prossimità dei piedi danno una confidenza immediata anche a velocità elevate, si ha l'impressione di poter mettere la tavola senza sforzo dove si vuole.
La posizione delle straps induce ad assumere una postura ottimale, con la gamba anteriore quasi tesa, quella posteriore leggermente flessa ed il busto ruotato in avanti: se si era pensato di cambiare il posizionamento dei tasselli delle straps, ce lo si leva subito dalla testa e si comincia a ringraziare mentalmente chi ha disegnato e sviluppato la tavola.
La dote migliore a mio avviso è il controllo: sembra di avere il pilota automatico, ci si può concentrare sulla vela e sul percorso e dimenticarsi della tavola. Tanto controllo invita a non mollare mai, a spremere sempre il massimo di potenza dalla vela; questo nonostante il carattere delle tavole non sia docile, anzi: sono decisamente nervose. La coesistenza di nervosità e controllo è una sensazione particolare e non facile da spiegare; diciamo che fanno capire come una tavola possa avere un grande controllo senza per questo dover essere 'anestetizzante' o 'soporifera'.
La sensazione di rigidezza è molto buona, le tavole reagiscono agli impatti con il chop in modo secco ma non eccessivamente rigido. Il compromesso mi pare ottimale, e la rigidezza superiore della costruzione "Pro Model" a mio gusto potrebbe avere un senso solo sulle misure grandi.
La strambata è facilissima: basta fare pressione sul bordo sottovento e la tavola inizia immediatamente la curva, procedendo poi come se fosse su due binari. Il controllo è sempre totale ed invita a continuare a spingere senza timori, rivelando così la vera natura della tavola, che è estremamente aggressiva: in effetti è più facile strambare a velocità elevata, che non alleggerendo la pressione. Ci si trova subito a cercare il limite, a continuare a chiedere potenza alla vela fino al momento di cambiare le mura; dopodiché l'accelerazione è, di nuovo, facilissima, grazie anche alla velocità di uscita.
Planata anticipata ed eccellente controllo conferiscono alle tavole un range di utilizzo molto ampio. Secondo la mia esperienza, le indicazioni fornite in merito dalla Casa sono centratissime; solo le pinne consigliate sono forse un po' piccole. Personalmente, suggerisco le seguenti accoppiate: SL55 con 5,9 e Tectonics Falcon 32; SL55 con 6,6 e Falcon 34; SL58 con 6,3 e Falcon 32; SL58 con 7,0 e Falcon 36; SL62 con 6,6 va bene sia con Falcon 36 che con Tomcat 38; SL62 con 7,6 e Tomcat 38 o 40.
Conclusioni
In definitiva, gli slalom Carbon Art rappresentano un'ottima alternativa a modelli analoghi di marchi più conosciuti. La costruzione raffinata ed accurata permette di coniugare robustezza, leggerezza e rigidità ottimale, e soprattutto di utilizzare shape semplici e privi di artifici, che a loro volta garantiscono prestazioni elevate e grande controllo.
Le tavole vanno ordinate via internet e vengono recapitate direttamente a casa, o all'aeroporto internazionale più vicino. Personalmente ho scelto questa seconda soluzione, che non comporta problemi particolari e permette di risparmiare qualcosa. Le tavole vengono imballate con cura
Unico difetto, che però è anche un vantaggio: la politica della Casa prevede limitatissimi investimenti in marketing e pubblicità. Ne consegue che il marchio è relativamente poco conosciuto, ma anche che si pagano esclusivamente buon design, materiali eccellenti ed accuratezza realizzativa: niente pagine sulle riviste, né costosi racing teams. Solo arrosto, niente fumo.
| MODEL | LENGTH (cm) |
WIDTH (cm) |
VOLUME (litres) |
WEIGHT (kgs) |
FIN (cm) |
SAIL RANGE FOR 70-90KG (m2) |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Slalom 52 | 250 | 52 | 84 | 5.2 | 30 Tuttle Box | 4.5 - 6.0 |
| Slalom 55 | 250 | 55 | 91 | 5.5 | 32 Tuttle Box | 5.0 - 7.0 |
| Slalom 58 | 250 | 58 | 96 | 5.8 | 34 Tuttle Box | 5.5 - 7.5 |
| Slalom 62 | 250 | 62 | 101 | 6.1 | 38 Tuttle Box | 6.0 - 8.0 |
| Slalom 70 | 245 | 70 | 112 | 6.7 | 42 Tuttle Box | 7.0 - 9.0 |
| Slalom 80 | 245 | 80 | 121 | 7.4 | 48 Tuttle Box | 7.0 - 10.0 |
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